IL REGNO DELLE TARTARUGHE

2 Maggio 2026

di

Marco Fiori

Nel bosco di Punta Marina, a Ravenna, i Carabinieri forestali accolgono oltre 900 esemplari sequestrati o confiscati: un presidio che racconta la lotta al traffico illegale e la nuova vita di questi animali, simboli di longevità e saggezza. Il 23 maggio si celebra la Giornata Mondiale delle tartarughe

Nel bosco di Punta Marina, a pochi chilometri da Ravenna, il tempo sembra scorrere più lento. Non è una suggestione: sono loro, le oltre 900 tartarughe e testuggini ospitate nel Centro Territoriale Accoglienza Animali Confiscati e Sequestrati (CTAAC) dell’Arma dei Carabinieri, a dettare il ritmo. Creature millenarie, testimoni del lento passare delle ere geologiche, che oggi trovano rifugio in 10.000 metri quadrati di pineta adriatica e raccontano, con il loro silenzio, una storia lunga quanto la civiltà umana. Il bosco planiziale misto di pino marittimo, pino domestico ed essenze pioniere ospita soprattutto Testudo hermanni, la palustre europea Emys orbicularis, le americane Trachemys spp., ma anche esemplari di tartaruga azzannatrice e di tartaruga alligatore, pericolose per la pubblica incolumità, tutte oggetto di sequestri e confische effettuati dai Carabinieri forestali o affidate dal Ministero dell’Ambiente. Non è un caso se proprio le tartarughe siano al centro di una rete di circa 10 Centri Territoriali Accoglienza Animali Confiscati e Sequestrati, distribuiti in aree demaniali gestite dai Carabinieri forestali dei Reparti Biodiversità in diverse aree del Paese. Centri che già ospitano ungulati, lupi e rapaci feriti o sequestrati, e dove hanno trovato accoglienza, in aree delimitate e vigilate e assistite da staff veterinari, biologi e operai forestali, pappagalli rari, rapaci e mammiferi esotici. Ma soprattutto testuggini.

DALLE CASE ALLA TUTELA

L’impegno del personale del Raggruppamento Carabinieri Biodiversità di Punta Marina per la tutela e il recupero delle tartarughe

La storia di come l’Italia sia arrivata a costruire questa rete di tutela è emblematica. Negli anni ’90 la diffusa detenzione di tartarughe nelle case alimentò un vero psicodramma tutto italiano: al sopraggiungere dell’obbligo di legge di denunciare gli animali al Corpo forestale, con l’entrata in vigore della prima legge sanzionatoria (Legge 150/92, CITES) a tutela delle specie in via d’estinzione, migliaia di cittadini si precipitarono nei Comandi di Stazione. Solo allora apparve chiara la dimensione del fenomeno e il fatto che la testuggine terrestre fosse da sempre una specie importante per l’ecosistema mediterraneo, ma anche un’affettuosa presenza diffusa nelle case degli italiani. Questa tradizione aveva purtroppo alimentato, collateralmente, traffici milionari, incoraggiando il prelievo in Natura di migliaia di esemplari, pagati profumatamente sul mercato clandestino (tra i 50 e i 500 euro l’uno sul mercato italiano, ma soprattutto all’estero), minacciandone la sopravvivenza, già compromessa dal degrado degli habitat e dagli incendi.

Per anni il problema principale fu l’accoglienza di migliaia di animali sequestrati e confiscati, scenario ulteriormente complicato dal rischio derivante dall’introduzione nel mercato italiano di sottospecie geneticamente diversificate e provenienti dai Balcani e dalla Grecia: un fenomeno che, se non attenzionato, avrebbe causato l’inquinamento genetico delle specie selvatiche del nostro Paese.

Ecco perché Centri specializzati e affidabili si sono resi indispensabili e l’Italia ha fatto la sua parte. Oggi il Centro di Punta Marina rappresenta un luogo di riferimento regionale, inserendosi anche nelle azioni del Progetto UE “LIFE URCA” a tutela delle specie palustri italiane.

Il Centro svolge un’importante attività di ricerca e studio, in collaborazione con biologi, veterinari ed esperti dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e delle Università di Perugia e Ferrara, che mira alla determinazione genetica della specie e della sottospecie di appartenenza di ogni esemplare: uno step fondamentale per deciderne l’eventuale ricollocazione in ambiente selvatico.

Tra gli “ospiti” più insidiosi che pervengono al Centro figurano anche le azzannatrici americane, spesso rinvenute nei fiumi e nei canali, e le “aliene” per eccellenza, le tartarughe d’acqua dolce americane (Trachemys spp.), che, se liberate nell’ambiente, vanno a occupare nicchie ecologiche proprie di specie nostrane come la palustre europea (Emys orbicularis), sempre più rara.

SIMBOLI DI LONGEVITÀ E SAGGEZZA

L’area del centro dedicata alle testuggini, simboli di longevità e biodiversità

Eppure, al di là dell’emergenza, le tartarughe restano tra gli animali più amati e presenti nella cultura e nel mito delle civiltà del Mediterraneo, abitanti del Tartaro nell’immaginario antico, ma anche in quelli della tradizione cinese, indiana, dei nativi americani e del Pacifico. Da un punto di vista filosofico sono esseri millenari che rappresentano l’antica saggezza, la tenacia, la resilienza, la forza e la longevità. Affascinano per il loro silenzio, la lentezza, il carapace – casa e difesa al tempo stesso – e il richiamo a creature preistoriche, testimoni del lento passare delle ere geologiche.

Carapaci di testuggine marginata e di Testudo hermanni sono stati trovati nelle tombe etrusche; le cugine egiziane (Testudo kleynmanni), per il loro significato apotropaico, nelle piramidi; le greche (Testudo graeca) o le comuni mediterranee (Testudo hermanni) a Pompei e ritratte nei mosaici dell’antica Roma, in quei “bestiari” di cui l’uomo si è sempre adornato.

Sono le tartarughe e le testuggini – le prime quelle di mare e d’acqua dolce, le seconde quelle di terra e palustri – tutte appartenenti all’Ordine Testudines, che comprende centinaia di specie, la maggior parte delle quali tutelate dalla Convenzione di Washington (CITES).

Oggi oltre il 70% delle specie viventi è a rischio d’estinzione a causa della distruzione degli habitat, della pesca a strascico, dell’inquinamento e della plastica. Sono simboliche soprattutto per i bambini. Si pensi a Oogway (Wu Gui in mandarino), la vecchia e saggia tartaruga della saga di “Kung Fu Panda” (Dreamwork, 2008), che ha affascinato milioni di spettatori in tutto il mondo grazie all’efficacia iconica derivante da quel significato mitologico, ma anche dal mistero della sua biologia ed etologia che ha attratto l’uomo in ogni angolo della Terra sin dall’antichità. Il 23 maggio si celebra la Giornata Mondiale delle Tartarughe e un luogo come il Centro di Punta Marina è forse il posto migliore dove queste creature millenarie possono trascorrere la giornata a loro dedicata.

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