Un leone marino detenuto in un mezzo parcheggiato e uno scimpanzé a catena. Due animali, un’unica storia di sofferenza interrotta grazie all’intervento dei Carabinieri. Un fenomeno illecito allarmante quello degli animali esotici detenuti illegalmente, il quarto al mondo dopo armi, droga e rifiuti. Per questo l’Arma ha intensificato i controlli


Amare gli animali, quando si tratta di specie selvatiche, vuol dire tenerli ben lontani da noi. Gli ultimi sequestri in ordine di tempo lo dimostrano: alcune persone sembrano non essere in grado di distinguere un “pet”, come un cane o un gatto, da specie che non possono e non devono vivere in nostra compagnia né essere coinvolte nelle nostre attività quotidiane. Una tra tutte: i leoni marini. È di qualche settimana fa la notizia di un esemplare maschio di Otaria flavescens (leone marino sudamericano), che viveva, se di vita si può parlare, all’interno di un mezzo parcheggiato in un piazzale del Veronese. Niente acqua profonda per immergersi, nuotare e cacciare; niente ampi spazi per socializzare, cercare una compagna o difendere il proprio territorio. I Carabinieri forestali della SOC (Sezione Operativa Centrale) del Reparto Operativo del Raggruppamento Carabinieri CITES, con il supporto dei Carabinieri forestali del NIPAF (Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale) e del Nucleo CITES di Verona, hanno sequestrato l’animale e lo hanno trasferito presso lo Zoo di Napoli. Immaginiamo di trascorrere ventuno anni chiusi in un furgone, senza mai poter fare quello per cui siamo nati: una vera condanna per il corpo e per la mente.
Le zampe anteriori di Sailor, questo il nome dato al leone marino, sono ormai quasi anchilosate a causa del minimo utilizzo. Considerando che la vita media di questa specie è di circa venticinque anni, Sailor non resterà con noi molto a lungo, ma si spera che possa riprendersi e vivere i suoi ultimi anni con maggiore dignità. Cosa può spingere una persona a tenere un animale di questo genere come se fosse domestico? Non è facile comprenderlo. Forse il desiderio di essere “diversi”, di possedere qualcosa che gli altri non hanno, di mostrare agli amici un trofeo vivente. Probabilmente anche le immagini diffuse in rete giocano un ruolo in questo desiderio distorto di possedere animali selvatici e tenerli vicini come cani o gatti. Sono sempre più diffusi video o foto in cui gli esseri umani interagiscono, per esempio, con leoni, orsi o delfini: ciò che viene trasmesso è un senso di tenerezza, ma nella realtà dietro queste immagini c’è solo sofferenza per animali umanizzati, privati della possibilità di essere, appunto, selvatici. Proprio a causa di queste interazioni non naturali, il leone marino Sailor, e come lui tanti altri, non potranno mai più tornare liberi.
Ancora più recente è il caso di uno scimpanzé di circa tre anni e mezzo, detenuto illegalmente in Sicilia e sequestrato dai Carabinieri del Nucleo CITES di Catania, con il supporto della Stazione Carabinieri di Cassibile, in provincia di Siracusa, e dei veterinari dell’ASP di Siracusa. Nessun certificato, nessuna autorizzazione, soltanto una catena lunga due metri. Uno studio pubblicato su “Nature Communications” ha analizzato le relazioni sociali di questa specie (Pan troglodytes), dimostrando che, in caso di conflitto con altri gruppi, gli individui non esitano a collaborare con i propri simili per difendersi e proteggersi. La socialità è fondamentale per gli scim18 #Natura panzé ed essere detenuti in solitudine, legati a una catena, va contro ogni principio di benessere animale. L’esemplare, sequestrato in un’abitazione privata, presentava una grave lesione nella zona inguinale e manifestava comportamenti stereotipati, cioè movimenti ripetitivi privi di uno scopo reale, assenti in Natura e indicativi di stress e disagio. Va, inoltre, considerato che il Pan troglodytes è inserito tra le specie pericolose per la salute e l’incolumità pubblica, oltre che tra quelle ad alto rischio di estinzione tutelate dalla normativa CITES (Convenzione di Washington sul Commercio Internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione). Chi lo deteneva ha dichiarato di averlo acquistato a Malta attraverso la rete dei mercati clandestini: un percorso purtroppo comune, che probabilmente lo ha visto strappato cucciolo alle cure materne da bracconieri senza scrupoli, per poi essere venduto a chi desiderava un animale diverso dai “soliti” cani o gatti. Danni fisici e psicologici sugli individui, impoverimento di popolazioni già ridotte a pochi esemplari e rischi sanitari legati a malattie trasmissibili all’uomo rendono questo commercio illegale un vero e proprio crimine. Lo scimpanzé sequestrato è stato inizialmente trasferito all’Ospedale Veterinario dell’Università di Messina e successivamente al Bioparco di Roma, dove un gruppo di etologi cercherà di riavvicinarlo ai suoi simili dopo anni di isolamento forzato.
L’ATTIVITÀ DELLA CITES


I dati forniti dal Servizio CITES dell’Arma per il 2024 parlano di oltre 450 reati perseguiti, 400 sequestri penali effettuati, 500 illeciti amministrativi rilevati e circa 2 milioni di euro di sanzioni elevate. Sono stati sequestrati animali vivi di numerose specie, oltre a oggetti realizzati con parti di animali. Attraverso queste pagine, l’Arma dei Carabinieri ribadisce l’invito a non acquistare esemplari selvatici di cui non si conosce la provenienza, per non alimentare un commercio illegale basato su reti di bracconaggio e per non diventare, spesso inconsapevolmente, parte di uno “spettacolo” anacronistico che può portare alla scomparsa di intere specie.
Secondo i dati della LAV (Lega Antivivisezione), il traffico di animali esotici è il quarto al mondo dopo quello di armi, droga e rifiuti; il numero di esemplari che muoiono durante la cattura, il trasporto o la detenzione è enorme. A ciò si aggiunge il collegamento sempre più evidente tra traffico illegale di specie esotiche e diffusione di zoonosi, definite dall’Istituto Superiore di Sanità come “malattie causate da agenti trasmessi, direttamente o indirettamente, dagli animali all’uomo”.
Per non sbagliare, la regola è semplice: gli animali selvatici non si nutrono, non si toccano, non si tengono in casa. Si lascia loro fare ciò per cui sono nati: essere liberi.

