I Carabinieri forestali e il monitoraggio dei pipistrelli nelle foreste dell’Appennino centrale

Quando il sole scompare dietro le creste dell’Appennino e il bosco entra lentamente nel silenzio della notte, un mondo invisibile prende vita tra le chiome degli alberi e sopra le radure. Nel buio iniziano a muoversi i pipistrelli, silenziosi predatori del cielo notturno e preziosi alleati degli ecosistemi forestali. Studiare questi animali, spesso poco conosciuti e talvolta circondati da antiche superstizioni, significa comprendere meglio lo stato di salute degli ambienti naturali. I pipistrelli appartengono all’ordine dei Chiroptera e rappresentano uno dei gruppi di mammiferi più importanti per il funzionamento degli ecosistemi. Tutte le specie presenti in Europa sono, infatti, insettivore e svolgono un ruolo fondamentale nel controllo naturale delle popolazioni di insetti, contribuendo al mantenimento dell’equilibrio biologico sia negli ambienti forestali sia in quelli agricoli. Proprio per la loro sensibilità alle alterazioni ambientali, i pipistrelli sono considerati eccellenti indicatori dello stato di conservazione degli habitat naturali. Con l’obiettivo di approfondire la conoscenza della chirotterofauna locale e di individuare strumenti efficaci per la sua tutela, tra il 2021 e il 2022 sono state condotte indagini specifiche nella Riserva Naturale Orientata Monte Velino e nell’area demaniale Torre di Feudozzo, nel cuore dell’Appennino abruzzese.
Lo studio si è basato principalmente su tecniche di rilevamento acustico. I pipistrelli, infatti, si orientano e individuano le prede attraverso un sofisticato sistema di ecolocalizzazione basato sull’emissione di ultrasuoni. Questi segnali, impercettibili all’orecchio umano, possono essere registrati grazie a strumenti specifici chiamati bat detector, che permettono di trasformarli in segnali analizzabili. Attraverso il monitoraggio acustico è possibile identificare le diverse specie sulla base delle caratteristiche delle loro emissioni ultrasoniche e valutare la frequenza di attività nei diversi ambienti. Nel corso delle indagini sono state effettuate complessivamente circa cinquanta ore di monitoraggio acustico, distribuite nei diversi ambienti dell’area di studio. Le registrazioni hanno permesso di raccogliere oltre 1.400 contatti di chirotteri, riconducibili fino a 24 specie diverse, dato che conferma l’elevato valore naturalistico degli ecosistemi forestali appenninici.
PAESAGGI DIVERSI, STRATEGIE DIVERSE

Accanto a questo quadro generale emergono differenze significative legate alla struttura dei singoli territori. Nel caso della Riserva Naturale Orientata Monte Velino, dove sono state rilevate 10 specie nel 2021 e 20 nel 2022, l’attività dei pipistrelli risulta più elevata negli ambienti come i pascoli. Qui il paesaggio è caratterizzato da un mosaico in cui le aree boscate si alternano a spazi aperti anche estesi, spesso influenzati da attività umane. In questo contesto, i pascoli non rappresentano solo aree di caccia, ma anche importanti corridoi ecologici. Specie come Nyctalus noctula, pur legate al bosco, mostrano una maggiore attività nelle zone di margine tra foresta e ambienti aperti, sfruttando gli ecotoni come aree di foraggiamento. Allo stesso modo, specie generaliste come Tadarida teniotis, Hypsugo savii e Pipistrellus pipistrellus dimostrano una notevole capacità di adattamento.
TORRE DI FEUDOZZO
IL VALORE DELLA FORESTA MATURA


Uno scenario differente si osserva nell’area demaniale Torre di Feudozzo, dove il monitoraggio ha permesso di individuare fino a 22 specie di pipistrelli. Qui il paesaggio è dominato da ambienti forestali continui: le cerrete mesofile occupano gran parte del territorio, seguite in quota da faggete termofile, mentre le aree aperte sono più limitate. Questa struttura garantisce condizioni favorevoli alla conservazione dei chirotteri, grazie alla presenza di boschi estesi e di porzioni mature ricche di alberi vetusti e cavità naturali. La presenza di specie forestali di interesse, tra cui il barbastello e diverse specie del genere Myotis, evidenzia l’elevata qualità ecologica dell’area. Tuttavia, la prevalenza di boschi cedui rispetto alle fustaie mature suggerisce l’importanza di adottare pratiche gestionali orientate alla conservazione, come il mantenimento di alberi di grandi dimensioni, anche deperenti o morti, e l’incremento della necromassa forestale. Gli ambienti aperti svolgono comunque un ruolo importante come aree di alimentazione, in particolare per specie che cacciano ad alta quota o lungo i margini forestali. L’attività dei pipistrelli appare complessivamente disomogenea, con poche specie dominanti e molte altre rilevate con frequenze più basse, anche a causa dei limiti del monitoraggio acustico: alcune specie emettono segnali rilevabili a grande distanza, mentre altre risultano più difficili da intercettare.
MONTEDIMEZZO
LA BIODIVERSITÀ DELLA CONTINUITÀ FORESTALE
A questo quadro si affiancano i risultati di un lavoro condotto nel 2025 nella Riserva Naturale Orientata Montedimezzo, in Molise, che confermano il ruolo centrale delle foreste mature. Sono state identificate 21 specie di chirotteri, delineando una comunità estremamente ricca e strutturata. Ancora una volta, Pipistrellus pipistrellus risulta la specie dominante, seguita da Hypsugo savii. Le faggete emergono come habitat chiave, ospitando tutte le specie rilevate e registrando i livelli di attività più elevati.
UN UNICO SISTEMA
PIÙ EQUILIBRI

L’integrazione dei dati provenienti da Monte Velino, Torre di Feudozzo e Montedimezzo restituisce un quadro articolato ma coerente: gli ecosistemi dell’Appennino centrale funzionano come una rete ecologica complessa, in cui ambienti aperti, margini forestali e boschi maturi contribuiscono in modo complementare al mantenimento della biodiversità. L’analisi dei dati ha, inoltre, evidenziato come i pipistrelli possano utilizzare un mosaico di habitat differenti. Negli ambienti a pascolo naturale e nelle praterie d’alta quota, insieme ai margini forestali e ai boschi misti caratterizzati dalla presenza di radure, i chirotteri trovano infatti condizioni ideali per la caccia agli insetti, sfruttando corridoi ecologici naturali che collegano spazi aperti e ambienti forestali. Le foreste mature si confermano habitat chiave, grazie alla presenza di alberi vetusti e cavità naturali, fondamentali per il rifugio. In questo contesto assume un ruolo di grande rilievo l’impegno dei Carabinieri forestali, che attraverso attività di monitoraggio, controllo e collaborazione scientifica contribuiscono concretamente alla tutela di questi delicati equilibri. Quando la notte avvolge i boschi dell’Appennino e i pipistrelli tornano a sorvolare radure e margini forestali alla ricerca di insetti, si rinnova così un antico equilibrio naturale, osservato, studiato e protetto grazie a un impegno costante nella tutela della Natura e nella gestione sostenibile del territorio.

IL PRIMO PIPISTRELLO ALBINO D’ITALIA
Nel cuore del Salento, in una grotta artificiale, individuato un esemplare di pipistrello albino. Si tratta di un evento di portata storica per la chirotterologia nazionale: è infatti il primo caso documentato in Italia di albinismo completo in questa specie. L’esemplare, un maschio adulto di Pipistrellus kuhlii (Pipistrello albolimbato), è stato identificato durante un monitoraggio ambientale. A differenza degli esemplari comuni dal mantello bruno, questo individuo presenta una totale assenza di pigmentazione: il mantello è bianco candido e gli occhi rossi, segni distintivi dell’albinismo genetico. Questa condizione nei pipistrelli è estremamente insolita e potenzialmente pericolosa per l’animale. Oltre a rendere l’esemplare più visibile ai predatori, la mancanza di melanina può comportare una ridotta protezione dai raggi UV e, in alcuni casi, lievi deficit visivi o uditivi.

