le piante della repubblica

22 Maggio 2026

di

Stefano Cazora

Storia e significato delle piante simbolo della Nazione in un’opera pittorica realizzata appositamente per le riviste “#Natura” e “Il Carabiniere” in occasione dell’80° Anniversario della Repubblica

Solo nel 2022 la tutela dell’ambiente è entrata a pieno titolo nella nostra Costituzione. È stata la prima volta, nella storia repubblicana, in cui i principi fondamentali sono stati modificati. Non si è trattato di un mero aggiornamento normativo, ma di un cambio di paradigma culturale che tutela un valore universale oltre che un bene. Fino ad allora la tutela ambientale era riconosciuta solo in via interpretativa. Con la stessa riforma è stata inserita nella Carta anche la tutela degli animali, considerata una delle innovazioni giuridiche degli ultimi decenni: essi sono stati tra sformati da semplici “oggetti” a soggetti meritevoli di autonoma protezione costituzionale. È stato inoltre sancito che l’iniziativa economica privata non può svolgersi in modo da recare danno all’ambiente, introducendo così anche il principio di sostenibilità.

Ma un richiamo a elementi naturali e simbolici accompagna sin dalla sua nascita la storia della Repubblica, che quest’anno compie 80 anni. Sebbene il Tricolore ne sia il simbolo più immediato, nel cui verde si richiamano la speranza e il colore delle nostre pianure e colline, è nell’Emblema che la presenza di specifiche piante offre una lettura profonda delle radici della Nazione.

LA NATURA NELL’EMBLEMA

Approvato dall’Assemblea Costituente nel 1948, l’Emblema della Repubblica Italiana è opera dell’artista Paolo Paschetto e si compone anche di elementi naturali carichi di significato simbolico. La Stella d’Italia è l’elemento più antico del nostro patrimonio iconografico. Fin dall’antica Grecia, la “Stella di Venere” è stata associata alla Penisola e raffigurata sulla testa dell’Italia Turrita. Rappresenta l’Italia che rinasce verso un nuovo destino di pace.

Il Ramo d’Ulivo, situato a sinistra, simboleggia la pace e la fratellanza tra i popoli. È un’antica icona di concordia e riconciliazione, valori fondamentali della Repubblica nata dopo il conflitto mondiale. Albero sempreverde tipico del Mediterraneo, ha foglie argentee e può vivere millenni. Pro duce olive, simbolo della cultura mediterranea, e simboleggia la volontà di pace della Nazione, sia nella concordia interna che nella fratellanza internazionale.

Il Ramo di Quercia è collocato a destra. I documenti ufficiali non fanno riferimento a nessuna specie precisa di quercia, ma si propende per il rovere o la roverella. La quercia rappresenta la forza e la dignità del popolo italiano: la sua robustezza e longevità incarnano la solidità delle istituzioni repubblicane e la resilienza della Nazione di fronte alle sfide storiche. Albero maestoso e longevo, può raggiungere i 30-40 metri di altezza e vivere anche oltre 500 anni; le foglie sono lobate e produce frutti chiamati ghiande.

IL CORBEZZOLO

Il corbezzolo si può considerare ufficiosa mente uno dei simboli patri: con le sue foglie verdi, i fiori bianchi e le bacche rosse richiama i colori della Bandiera italiana. Arbusto sempreverde della macchia mediterranea, iniziò a essere considerato simbolo d’Italia nell’Ottocento, durante il Risorgimento.

Per tale motivo il poeta Giovanni Pascoli le dedicò l’ode “Al corbezzolo”, in cui si fa riferimento al passo dell’Eneide in cui Virgilio narra di Pallante, figlio di Evandro, re degli Arcadi, che, ucciso da Turno, fu adagiato su rami di corbezzolo durante il trasporto per riportare le sue spoglie al padre.

Il poeta vide nei colori di questa pianta una prefigurazione del Tricolore e considerò Pallante il primo martire della causa nazionale.

L’OPERA

Per celebrare gli 80 anni della Repubblica Italiana le riviste “#Natura” e “Il Carabiniere” hanno deciso di commissionare una particolare raffigurazione dell’Italia Turrita e della fiamma simbolo dell’Arma dei Carabinieri, in un contesto naturale e boschivo. La scelta è ricaduta sull’artista Concetta Flore, che da sempre si dedica all’illustrazione e all’interpretazione artistica della Natura. L’illustratrice è stata Presidente dell’AIPAN (Associazione Italiana per l’Arte Naturalistica) e oggi ne è la Vicepresidente. Una riproduzione in scala dell’opera (l’originale misura 25×36,5 cm ed è realizzato a grafite e acquerello, con rifiniture a inchiostro colorato), recante il logo ufficiale della storica ricorrenza, concesso dalla Presidenza della Repubblica, è allegata a questo nu mero della rivista e al numero di giugno della rivista “Il Carabiniere”.

L’autrice ha tratto ispirazione dalla corona vegetale dell’Emblema della Repubblica, formata da un ramo di Rovere e uno di Ulivo. Ha quindi immaginato un’Italia Turrita giovane e aggraziata, con la chioma lunga fino a terra, a evocare simbolicamente gli otto decenni trascorsi. La donna, vestita del Tricolore, guarda in alto sorridente mentre congiunge, con il nastro rosso dell’Emblema, i due rami con foglie e frutti che si slanciano da alberi centenari, formando la corona con al centro la radiosa stella a cinque punte, su un cielo terso e mattutino.

La veste che si allarga a terra e la chioma bruna si intrecciano simbolicamente con le radici dei due alberi, a rappresentare il legame con la terra e le origini.

La bombarda fiammeggiante, simbolo dell’Arma, poggia in basso a destra su un ceppo tagliato nettamente, i cui anelli raccontano i secoli vissuti dall’albero prima del suo sacrificio. Intorno al ceppo, illuminato dalla fiamma, è avvolto il nastro azzurro con il motto “NEI SECOLI FEDELE”. Il ceppo rappresenta le solide radici, la continuità nei secoli e lo spirito di sacrificio dell’Arma dei Carabinieri, preesistente alla fondazione della Repubblica: la fiamma è il presente impegno che si fonda sul passato.

Alla sinistra della donna, il tronco ospita l’Edera, altro riferimento al motto dell’Arma, simbolo di attaccamento, lealtà e dedizione nel tempo, nonché di forza e resistenza in quanto sempreverde. Sulla destra, dietro l’Ulivo, appare un Corbezzolo, simbolo del Risorgimento per i suoi colori (foglie verdi, fiori bianchi e frutti rossi, presenti simultaneamente sull’arbusto), noto anche come “pianta di Garibaldi” o albero d’Italia.

L’autrice, ha posto sul legno vivo e su quello morto, del muschio, pianta antichissima e prezioso indicatore biologico con un ruolo fondamentale nell’ecosistema, a onorare l’importanza di ogni specie vivente e il valore della lentezza, dell’umiltà e della resilienza.

Dietro questi elementi, su un prato verde, si scorge un fiume, a rappresentare l’acqua, presente lungo coste, fiumi e laghi italiani, fonte di vita per ogni creatura. A destra e a sinistra, come quinte leggere, due svettanti Pioppi italici, alberi indigeni amanti dell’acqua, il cui nome ricorda la parola “popolo”, incorniciano cime innevate, a ricordare le Alpi e gli Appennini.

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