Dalla sagoma dormiente della maga ai segreti del Parco Nazionale: un viaggio tra dune, laghi costieri e foreste millenarie, dove Terra e Mare si fanno incanto e il mito omerico si fonde con la realtà


Con il profilo di una donna stagliato nel cielo, quello di Circe, inizia il racconto di un mondo primordiale: uno scrigno magico in cui i secoli hanno imprigionato profumi e colori di un territorio antico, mai sbiadito dal tempo.
Il mito della maga diviene la voce narrante di luoghi sospesi tra verità e leggenda, testimoni di un’Italia ricca e colta che ha scritto la storia di terre dove si mescolano ancora oggi ricordi di sortilegi e incantesimi, in un intreccio perenne di terra, vento, mare e cielo. Qui si celano segreti custoditi tra le mura di abbazie, chiese, castelli, roccaforti e giardini, mai invecchiati dallo scorrere del tempo.
Un viaggio tra immaginario e realtà, tra passato e futuro, in un percorso in cui ambiente e paesaggio, insieme alla terra e ai suoi prodotti, diventano centrali; la memoria rurale e contadina si fa eredità culturale, la storia una ricchezza da preservare perché continui a essere, anche domani, la narrazione di un territorio che racchiude uno dei cinque parchi storici italiani tra i più suggestivi d’Europa: il Parco Nazionale del Circeo, primo parco costiero d’Italia, con cinque ambienti naturali differenti e il record di ventidue chilometri di cordone dunale.
Il suo cuore verde è la grande Foresta demaniale gestita dall’Ama dei Carabinieri.



Un parco che comprende la più estesa foresta naturale di pianura, quattro laghi costieri, importanti rotte migratorie di specie protette, il promontorio del Circeo e, dal 1979, l’isola di Zannone, nell’arcipelago delle Isole Ponziane: una macchia rigogliosa di lecci, mirto e lavanda, con i resti di un antico monastero.
Racchiude, inoltre, memorie che risalgono alla preistoria, con siti mesolitici come la Grotta delle Capre e la Grotta Guattari, abitata dall’uomo di Neanderthal quando il mare era una vasta pianura. Testimonianze proseguono con l’epoca romana: i ruderi della Villa di Domiziano, complesso residenziale e termale sul Lago di Paola; il Canale di Torre Paola, grande opera ingegneristica che collegava lago e mare; i sepolcri della necropoli di Cala dei Pescatori; l’Acropoli di Circe con mura ciclopiche poligonali e la Piscina di Lucullo, antico impianto per l’allevamento del pesce.



Quattro laghi costieri d’acqua salmastra, eredità della bonifica pontina, corrono parallelamente alla duna litoranea. Queste zone umide sono vitali per la biodiversità e la conservazione naturalistica, oltre che per le rotte migratorie degli uccelli: il Lago di Fogliano, con i suoi eleganti cigni, è il più esteso e rappresenta un rifugio fondamentale per le specie in viaggio tra Africa ed Europa.
Il Lago di Caprolace, habitat privilegiato di fenicotteri rosa e aironi bianchi, lambisce la vicina Riserva dei Pantani d’Inferno dalle acque dolci. I diversi ambienti – bosco, zone umide, duna e promontorio – rendono il parco una nicchia ecologica che ospita numerose specie: cinghiali, daini e volpi lungo i sentieri, avvistamenti di lupi nelle aree interne, oltre a 260 specie di uccelli, migratori e stanziali, rettili e anfibi, con numerosi rapaci a dominare il promontorio.



L’attrazione di questa terra non risiede solo nella perfezione dell’architettura razionalista delle città di fondazione, non ancora centenarie – che ricordano le città invisibili di Italo Calvino – o in Sabaudia, narrata da Pier Paolo Pasolini come metafora di un sogno proiettato nel futuro, ma anche nel patrimonio archeologico e nella vocazione artistica di un territorio in continua evoluzione. Qui le radici affondano nella memoria contadina del Novecento, oggi intrecciata a un’agricoltura moderna e tecnologica che rinnova il rapporto tra città e campagna.
Luoghi che legano la propria identità a due dei quattro elementi della filosofia greca: l’acqua – mare, laghi, sole, canali – e la terra, che racconta una relazione simbiotica con il territorio. Una ricchezza che sostiene, attraverso i suoi elementi vitali, le fondamenta di una realtà dinamica, proiettata verso la sostenibilità, percezione ed emozione.


Un territorio complesso e diversificato, che si estende dai Monti Lepini alle sei isole vulcaniche dell’arcipelago laziale, e che necessita di una narrazione capace di valorizzarne e fissarne l’unicità, educando a un nuovo modo di abitare, inteso come spazio in cui imparare a vivere diversamente.
Una cultura territoriale che diventa strumento per raccontare bellezze ambientali e storiche, potenziandone l’attrattiva attraverso un paesaggio in continuo mutamento. È il racconto di un desiderio antico: fermare il tempo, trasformare uno spazio in un luogo capace di cogliere l’emozione dell’istante. Qui non si guarda: si percepisce, tra ricordi e nostalgie che ridefiniscono la realtà. Il profilo di una donna dormiente, sospeso tra cielo e mare, custode di una pianura di origine vulcanica resa impermeabile dalla lava, resta il simbolo eterno e immutabile di questa terra.

