ORIENTARSI CON L’UDITO

29 Dicembre 2025

di

Marco Priori

Sapersi orientare in Natura è molto importante. Purtroppo, a volte si sentono notizie di escursionisti o raccoglitori di funghi che si perdono in luoghi non distanti dai centri abitati e, nonostante tutto, i soccorritori non riescono ad arrivare in tempo per salvarli. Complice, in molti casi, la scarsa visibilità dovuta alla nebbia, al fitto bosco o al sopraggiungere della notte. Alcune persone sembrano essere più dotate del cosiddetto “senso dell’orientamento” rispetto ad altre. Questo dipende senz’altro dalle tecniche utilizzate, ma anche dal livello di attenzione: entrambi questi aspetti possono essere affinati. Quando, però, si perdono completamente i punti di riferimento visivi, la nostra mente va in crisi e, se non si è preparati, ben presto il panico può prendere rapidamente il sopravvento, conducendo il malcapitato a una serie di scelte errate e pericolose. La cosa più importante da fare in questi casi è sedersi, respirare profondamente e calmarsi. Poi chiudere gli occhi e ascoltare i suoni circostanti, dai quali si possono ricavare informazioni preziose. Nelle attività quotidiane basiamo le nostre scelte principalmente sul senso della vista, lasciando poco spazio agli altri sensi. Nei miei corsi noto spesso che alcune persone sono talmente inibite da avere difficoltà a chiudere gli occhi in presenza di altri. Eppure, a occhi chiusi, i suoni appaiono più nitidi, gli odori più intensi e anche la direzione da cui soffia il vento – che fino a quell’istante ignoravano – la percepiscono perfettamente sulla pelle. In situazioni di scarsa visibilità, o addirittura al buio, tutto questo torna particolarmente utile. Dalla modalità “navigare a vista” si passa letteralmente a “navigare a udito”, perché alcuni suoni possono in dicarci dove dirigersi per trovare la salvezza. Ad esempio, all’interno delle vallate il rumore degli pneumatici delle automobili si percepisce a grande distanza, come anche il suono delle campane, l’abbaiare di un cane o il motore di una motosega. Bisogna, però, avere delle accortezze. Infatti, non va dimenticato che le onde sonore si riflettono sulle pareti, quindi è necessario prestare molta attenzione per individuare correttamente la sorgente acustica. Una volta ero in una valle immersa nella nebbia e sentivo nitidamente il rumore di un fuoristrada. Ho capito realmente dov’era quando, gridando, l’eco della mia voce si è riflessa sulla parete opposta ed è tornata indietro come il rumore del motore. A quel punto, continuando a salire, ho finalmente trovato la strada che cercavo. Il suono si propaga nell’atmosfera in funzione delle condizioni ambientali, come temperatura e pressione. Quando l’aria vicino al suolo è più fredda rispetto a quella in quota (come avviene talvolta durante le ore notturne), il suono si propaga più facilmente; in condizioni inverse, invece, le onde acustiche vengono deviate verso l’alto e il rumore risulta attutito. Anche il vento influenza molto la percezione dei suoni: quando si è sopravvento la sorgente sonora sembra più distante, sottovento sembra più vicina. Un esercizio che consiglio spesso per rendersi conto di tutto questo e allenare i sensi è il seguente: su un terreno aperto e sicuro, bendarsi e cercare di raggiungere un suono specifico.

Nelle prime sessioni è consigliabile farsi assistere da qualcuno. Questo allena il cervello a isolare e seguire un suono tra molti. Quando si ha poca visibilità, è fondamentale muoversi lentamente per valutare con attenzione ogni passo.

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