Occorre andare oltre la mera conservazione che in alcuni casi ha portato alla musealizzazione degli ambienti naturali.
È tempo di passare all’impegno per la rigenerazione e all’azione concreta di ripristino, promuovendo una responsabilità ambientale diffusa. La distinzione tra i luoghi dell’uomo e quelli della Natura ha alimentato una separazione che oggi non è più sufficiente a tutelare l’ambiente
Il nuovo Regolamento Europeo Nature Restoration Law, approvato nel 2024 dopo un acceso dibattito politico e in attesa di essere recepito nel nostro ordinamento giuridico, offre, al di là di ogni giudizio complessivo, spunti di grande interesse su un approccio rinnovato alla gestione e alla tutela dell’ambiente, nonché all’impostazione delle attività produttive.
È evidente che la cifra distintiva del provvedimento sia costituita dalla biodiversità che, come noto, ha trovato recente ed esplicito spazio anche tra i principi fondamentali della Costituzione italiana, nel novellato art. 9.
Un aspetto interessante da evidenziare è quello che potremmo definire una sorta di rivoluzione copernicana: l’ambiente non è più considerato soltanto come oggetto dell’impatto negativo dell’uomo, ma come fornitore di notevoli benefici e utilità, economici, sociali e culturali, diretti e indiretti, i cosiddetti servizi ecosistemici, che ne incentivano l’interesse alla tutela. Difendere l’ambiente, dunque, non è solo un imperativo etico e filosofico, ma anche un vantaggio economico e produttivo. Per esempio, da un ambiente sano deriveranno un’agricoltura e un’alimentazione sane, nonché migliori condizioni di salute per l’uomo e per gli altri esseri viventi.

L’impianto complessivo del Regolamento, tuttavia, va oltre questa prospettiva: propone il passaggio dalla logica della conservazione a quella, ancor più impegnativa e coinvolgente, del ripristino, orientata al raggiungimento di uno “stato buono”, che preveda sicuramente il mantenimento a lungo termine di integrità, stabilità e resilienza ecologica. In attesa di comprendere come verrà effettivamente recepito dai vari Stati, il documento europeo invita a ripensare il modo di concepire l’ambiente, ponendo al centro la responsabilità verso il suo ripristino.
RIGENERARE IL TERRITORIO
Occorre andare oltre la mera conservazione che ci ha condotto in certi casi alla “musealizzazione” della Natura e superare lo scontro ideologico che ha prodotto la necessità di proteggerla dalla distruzione per giungere, invece, all’impegno verso la rigenerazione e all’azione attiva del ripristino. Senza rinnegare assolutamente la validità delle aree naturali protette e il relativo sistema vincolistico, occorre fare un salto oltre la delega generalizzata della gestione e tutela consegnate a spazi e strutture dedicati, e assumere una responsabilità diffusa, sia personale che istituzionale, di tutti i territori, soprattutto di quelli non protetti, perché è proprio lì che il confronto-scontro tra uomo e Natura si fa più deciso.

Stefano Masini
Cacucci Editore
pp. 318 – € 30,00
Distinguere i luoghi degli uomini e quelli della Natura alimenta di fatto questa separazione non più sufficiente. “La scelta regolamentare europea – scrive il Prof. Stefano Masini in “Ripristino della natura e rigenerazione territoriale”, Cacucci Ed., Bari 2025 – sovverte il gravame di questa concettualizzazione, che, per lungo tempo, ha escluso l’uomo quale componente necessaria dell’ambiente. E ne accetta, invece, la presenza e la partecipazione con una varietà di modi e graduazione di forme rispondenti all’indispensabile contributo di restauro e mantenimento delle configurazioni naturali e dei cicli biologici”.
RESPONSABILITÀ AMBIENTALE DIFFUSA
La vulnerabilità della Natura impone di andare oltre la conservazione dello status quo e di adottare pratiche di cura più efficaci.
Occorre reintegrare la Natura nella nostra quotidianità. Il lavoro che ci viene richiesto – il ripristino del 30% degli ecosistemi terrestri, costieri e d’acqua dolce entro il 2030, del 60% entro il 2040 e del 90% entro il 2050 – sono obiettivi maestosi che sollecitano un impegno profondo: significa, per esempio, ricostruire ecosistemi privi di confini territoriali definiti. Il ripristino costituisce una presa in carico assoluta di responsabilità da parte di tutto il consorzio sociale, che difficilmente può ridursi a una visione protezionistica in senso stretto. Esso rimette al centro le competenze umane dell’agricoltore, del pescatore, del forestale, dell’urbanista, dell’ecologo, dell’amministratore e, potremmo dire, di ogni singolo cittadino.
IL PESO DELL’AMBIENTE

Alla luce di queste considerazioni e della consapevolezza dell’immane lavoro che ci attende, ci si potrebbe chiedere allora quale sia il “peso” dell’ambiente nella nostra vita e, soprattutto, se esso possa essere ancora percepito, come spesso accade, come un “peso”.
Sì, l’ambiente e la sua cura rappresentano un “peso”, ma nel senso più nobile del termine: una responsabilità. La necessità di pianificare azioni a lungo termine nell’interesse delle generazioni future richiede un costante confronto e un continuo aggiustamento negli interventi. Al tempo stesso, una corretta gestione dell’ambiente ha un valore essenziale, perché fondamentale nel migliorare la vita umana, il tessuto sociale e le attività produttive.
Tra i protagonisti di questo processo spicca l’Arma dei Carabinieri, con la sua ampia e articolata componente di tutela forestale, ambientale e agroalimentare, che si connota per la prossimità alle popolazioni rurali e montane grazie a una capillare rete di presidi diffusi sul territorio: una rete di sicurezza e legalità. Proteggere, ripristinare e rigenerare richiederà ingenti risorse economiche e un impegno che imporrà massima trasparenza.
RELAZIONE DI RECIPROCA RESPONSABILITÀ

Per rigenerare l’ambiente è necessario prima rigenerare l’uomo. Come ci insegna l’ecologia integrale della “Laudato si’”, ripresa anche da Papa Leone, che recentemente ci ha invitato a custodire il giardino del mondo attraverso “una relazione di reciprocità responsabile tra essere umano e Natura”. L’Arma dei Carabinieri cerca di dare il proprio contributo attraverso un’intensa azione di comunicazione. Oltre un milione di persone, soprattutto giovani e studenti, partecipano ai programmi, ai progetti di educazione ambientale e visitano una della 150 tra riserve naturali statali e territori demaniali gestiti dall’Arma. In queste aree è rappresentata circa il 60% della biodiversità continentale. Uno scrigno verde dal valore inestimabile.

