GLI ALBERI NON BASTANO PIÙ

22 Gennaio 2026

di

Fabio Bogo

Dall’Australia al Canada, le foreste mondiali perdono la capacità di assorbire carbonio. L’Italia resiste, ma gli incendi, la siccità e le temperature in aumento restano una minaccia

Gli alberi sono sempre nostri amici? Sì, ma qualcuno di loro e le foreste in cui vivono cominciano a esserlo meno di prima. Ed è necessario correre ai ripari, perché sono tanti gli allarmi. Dall’Australia arriva quello di “Nature”, una delle riviste scientifiche più autorevoli nel mondo ambientale, che ha reso noti i risultati di una recente ricerca dell’Università di Sydney. Le foreste pluviali del Continente – si è scoperto – stanno perdendo il carbonio accumulato negli ultimi 40 anni. Come è possibile? Gli eventi estremi climatici hanno aumentato la mortalità degli alberi e la biomassa finita sul terreno comincia a decomporsi sempre più rapidamente, a causa dell’incremento delle temperature, rilasciando la CO2 assorbita.

I nuovi alberi che crescono non riescono a compensare lo squilibrio con il loro processo di fotosintesi, e quindi il saldo tra pulizia dell’aria e inquinamento è negativo, pericolosamente a favore del secondo.

È un allarme limitato a quella parte lontana del mondo? Purtroppo non sembra così. Segnali di preoccupazione arrivano anche da altre parti del Pianeta. In Canada i frequenti incendi nelle gigantesche foreste del Paese nordamericano soggette ad attività umane (225 milioni di ettari) hanno prodotto questo risultato: 30,5 milioni di tonnellate di CO2 assorbite, 131,2 milioni di tonnellate di “veleno” rilasciate. Le fiamme hanno colpito duramente il clima, facendo sparire (e inquinare) 15 milioni di ettari nel solo 2023, una superficie che corrisponde al 4% delle foreste canadesi. Non è andata meglio in alcuni Paesi europei. In Finlandia, l’Istituto Luke ha rilevato che l’assorbimento netto di CO2 era già negativo nel 2021.

Le foreste perdono alberi a causa dello sfruttamento intensivo delle piante utilizzate per le costruzioni, mentre il riscaldamento delle temperature incentiva la decomposizione di quelle rimaste a terra sulla lettiera. “Greenreport” rivela che il pericolo è ormai una realtà in Estonia e in Germania, dove colpisce sì la siccità, ma incidono anche gli insetti. Meno alberi in salute, più alberi a terra. Risultato: l’assorbimento dello stock di carbonio sta diminuendo.

LO STUDIO ITALIANO

Del fenomeno si occupano anche gli scienziati italiani. L’Università di Firenze ha pubblicato uno studio dal quale risulta che, tra il 1990 e il 2022, le foreste europee hanno assorbito circa il 10% delle emissioni di carbonio legato alle attività umane. Ma questo utilissimo fenomeno si è arrestato. Il cosiddetto “carbon sink” forestale (l’accumulo in una sorta di serbatoio), tra il 2020 e il 2022, è diminuito di circa il 27% rispetto al periodo 2010-2014, e le previsioni per il 2025 mostrano una tendenza a un’ulteriore diminuzione. Si allontana, quindi, l’obiettivo che l’Europa si era posta: rimuovere ulteriori 42 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti, grazie agli interventi sull’agricoltura e la selvicoltura. Bisogna difendere le foreste. Sono il bioma più diffuso sul Pianeta, con un’estensione pari a 3,9 miliardi di ettari, e rappresentano il 39% delle terre emerse. Si stima che le foreste globali immagazzinino 1.100 miliardi di tonnellate di carbonio nei loro diversi serbatoi, le biomasse vive e quelle morte al suolo. Ma la loro grandezza non deve farci pensare che siano una risorsa infinita, che non sia minacciata da Uragani, attacchi di patogeni e parassiti, pascoli, prelievi legnosi e interventi selvicolturali. Oltre naturalmente agli incendi, naturali o dolosi, molti dei quali provocati per aumentare lo sfruttamento dei terreni agricoli. Non possono essere aggredite trascurandone le conseguenze. Qual è la situazione italiana? Sembra migliore di quella di altri Paesi, nonostante alcuni eventi abbiano influito pesantemente. La tempesta Vaia di qualche anno fa, ad esempio, ha lasciato sul terreno migliaia di larici e abeti, con pesanti conseguenze, come il proliferare di parassiti. E non sembra ancora superata l’emergenza creata dall’arrivo del punteruolo rosso, un insetto originario dell’Asia e ormai acclimatatosi in Italia, che ha provocato una strage di palme in molte località del Centro-Sud. Ma nell’insieme l’Italia rimane un Paese virtuoso. L’ultimo rapporto dell’Ispra certifica che gli stock di carbonio nelle foreste italiane sono in aumento, con un bilancio quindi positivo tra emissioni e assorbimenti di gas serra. Questo – ragiona l’Ispra – è legato da un lato alle politiche di conservazione e tutela delle foreste, dall’altro a una diminuzione dei prelievi legnosi. Meno legno per costruzioni, meno legno per riscaldamento, limitato da una severa legislazione a livello territoriale. Ma non bisogna abbassare la guardia. Perché le preoccupazioni ci sono. E secondo l’Ispra derivano dalle emissioni legate agli incendi, che hanno un ruolo chiave nel ciclo globale del carbonio.

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