Tutti noi abbiamo giocato tra gli scogli e siamo stati attratti dal verde intenso o dal rosso acceso delle alghe, senza immaginare che potessero essere una fonte di alimentazione nutriente e gustosa. Ben note alla cucina nordeuropea e orientale, le alghe sono ricche in sali minerali come lo iodio, selenio, rame, ferro, calcio, potassio e sodio, oltre a vitamine e proteine. Per questo possono essere considerate anche un ottimo cibo di emergenza.
Spesso vengono confuse con le piante acquatiche, ma la differenza è che queste ultime possiedono una struttura radicale, sviluppano fiori e frutti, mentre le alghe possono essere unicellulari o pluricellulari e sono costituite da un’unica struttura chiamata “tallo”, a sua volta suddiviso in una porzione di ancoraggio detta “rizoide”, foglioline definite “lamine” e un fusto chiamato “stipite”.
Alcune presentano grandi lamine intere, altre assomigliano ad alberelli schiacciati su due dimensioni, altre ancora possiedono vesciche che intrappolano aria come galleggianti. Senz’altro vi sarà capitato di incontrare la comune lattuga di mare (Ulva lactuca): di un verde brillante, cresce attaccata alle rocce o nella sabbia, soprattutto nella fascia intertidale, tra l’alta e la bassa marea. La grande lamina va raccolta tagliandola con un coltello o delle forbici, per evitare di strapparla dal substrato. Va lavata accuratamente per rimuovere sabbia ed eventuali organismi attaccati e può poi essere consumata sul posto, in insalata, stufata o fritta. Può anche essere essiccata al sole e al vento per essere conservata a lungo.
Un’alga rossa, chiamata tartufo di mare (del genere Polysiphonia), simile a un pompon, con talli filiformi e ramificati, può essere raccolta e preparata in insalata oppure essiccata e tritata, per essere utilizzata proprio come il tartufo. Sin dall’antichità veniva usata lungo le coste italiane e greche ed è diffusa in numerose regioni del mondo.
La caratteristica alga bruna (Fucus vesiculosus), la “quercia marina”, con lamine ramificate nastriformi e vesciche utili al galleggiamento, può essere aggiunta a zuppe e insalate. Sulle coste oceaniche si trovano inoltre numerose alghe legate alla cucina vegetariana o vegana, come il “wakame” dell’Atlantico (Alaria esculenta), che presenta una lamina marrone a forma di foglia dal sapore gradevole, e il “kombu”, alghe brune con lamine allungate e ondulate del genere Saccharina (o Laminaria).
Il noto “nori”, utilizzato per il sushi, è molto simile alla lattuga di mare, con una lamina ampia e scura che ricorda un sottile foglio di plastica. Coltivato a fini commerciali, è comunque possibile trovarlo in ambiente naturale lungo le coste oceaniche temperate. Camminando lungo la costa alla ricerca di alghe è necessario adottare alcune precauzioni. Innanzitutto il luogo di raccolta deve essere privo di inquinanti e non ricadere in un’area protetta. Talvolta è possibile osservare sull’acqua “fioriture” di alghe unicellulari tossiche, che appaiono come chiazze marroni o rossastre galleggianti, da evitare assolutamente. Inoltre, è bene muoversi con cautela tra le rocce, che possono risultare particolarmente scivolose o taglienti. Infine, in alcune zone la marea può diventare insidiosa, risalendo rapidamente e rischiando di intrappolarci tra gli scogli, come mi accadde una volta durante una spedizione in Kenya: un’esperienza che non ho mai dimenticato.

