I Carabinieri Subacquei in prima linea per bonificare i fondali italiani dagli attrezzi da pesca abbandonati
Si chiamano reti fantasma perché giacciono al buio dei fondali marini, lontane dall’occhio umano. Ferme da decenni, accarezzate dalla corrente e sospese nel tempo, mentre sulla terraferma la vita di chi le ha utilizzate per raccogliere i frutti del mare continua a scorrere. Si tratta di reti, nasse, lenze e attrezzi da pesca abbandonati o perduti dai pescatori, diventati a tutti gli effetti rifiuti dimenticati. Una testimonianza del passaggio dell’uomo in un ambiente a lui alieno, un po’ come avviene per i rifiuti spaziali che continuano a ruotare silenziosi intorno al nostro Pianeta. I dati ispra mostrano che ben l’86,5% dei rifiuti in mare è legato alle attività di pesca e acquacoltura e che il 94% di questi è composto da reti abbandonate, alcune lunghe addirittura chilometri. Le trappole costituiscono un rischio per i natanti che transitano in questi specchi d’acqua. La fibra sintetica che le compone, inoltre, si degrada lentamente, diffondendo microplastiche in mare. Ma gli effetti silenziosi delle ghost gears sugli ecosistemi marini sono ancora più dirompenti, poiché continuano a catturare fauna ittica anche in assenza di un utilizzo attivo: pesci, tartarughe e mammiferi, costituendo una minaccia per la biodiversità, ma anche per le attività di pesca. Si stima che, da sole, le reti fantasma catturino circa il 5% della quantità di pesce commerciabile a livello mondiale.
operazioni di recupero in tutta italia

Quando i Carabinieri Subacquei, lo scorso 11 novembre, hanno rimosso una rete di 1.100 chili dispersa nei fondali di Genova, tra i 4 e i 45 metri di profondità, nelle sue maglie c’erano ancora pesci vivi, rimasti intrappolati nei pressi di una piattaforma petrolifera dismessa. All’interno della rete sono stati ritrovati resti di numerose specie ittiche e coralli. Un intervento senza precedenti, durato 10 giornate di lavoro, che ha visto impegnati 17 subacquei del Centro Subacquei Carabinieri di Genova e del Nucleo Subacquei Carabinieri, con il supporto scientifico del wwf Italia e quello logistico di amiu Genova, per il corretto smaltimento del materiale recuperato, secondo i procedimenti previsti per i rifiuti marini. “È stato un intervento complesso e ad alto valore ambientale”, ha spiegato il Colonnello Samuele Sighinolfi, Comandante del Centro Subacquei dei Carabinieri di Genova. Le operazioni hanno visto i subacquei dell’Arma operare in condizioni impervie, con visibilità limitata. “La parte più difficile è la gestione dei tempi, perché siamo ad alte profondità e occorre fare attenzione alle fasi di decompressione per evitare il rischio di embolia. L’immersione va fatta con un assetto perfetto per riuscire a tenere la distanza giusta dal materiale senza finirci dentro”. Le reti sono state prima tagliate, poi rimosse in più sezioni e successivamente issate a bordo delle motovedette in supporto alle operazioni. Una pianificazione accurata per garantire una rimozione rispettosa dell’habitat marino. L’intervento di Genova rappresenta solo una delle tappe di un più ampio programma di mappatura e bonifica delle acque che bagnano lo Stivale, avviato dai Carabinieri Subacquei in sinergia con tutte le Forze che operano in mare. Lo scorso 18 ottobre, i Carabinieri del Comando Provinciale di Cagliari hanno condotto un intervento nelle acque del Golfo degli Angeli, davanti al litorale del Poetto, che ha permesso di recuperare e rimuovere numerose nasse abbandonate sui fondali medi e bassi. Le attività operative sono state svolte mediante l’impiego di un battello pneumatico, che ha consentito ai sommozzatori di muoversi rapidamente tra i vari punti individuati e procedere con l’aggancio e il sollevamento del materiale, con il supporto di una motovedetta utilizzata come piattaforma per il trasporto a terra degli attrezzi recuperati. Un altro tassello del percorso avviato dall’Arma dei Carabinieri è stato aggiunto il 16 novembre sui fondali dell’Area Marina Protetta di Villasimius, dove precedenti attività di ricognizione e segnalazioni fornite da operatori marittimi e associazioni ambientaliste avevano permesso di identificare diversi materiali da recuperare. Anche qui i Carabinieri Subacquei del Comando Provinciale di Cagliari hanno portato a termine una complessa e articolata attività di recupero di strumenti da pesca abbandonati. Operazioni seguite in tempo reale, dalla motovedetta dell’Arma, dal Prefetto di Cagliari Giuseppe Castaldo, che ha espresso il proprio compiacimento per l’elevata professionalità, la precisione tecnica e la sicurezza adottata in ogni passaggio, sottolineando il valore strategico di tali interventi, capaci di prevenire rischi per la navigazione, danni all’ecosistema e fenomeni riconducibili ai reati ambientali. “Si stima che ogni anno, a livello globale, finiscano nei nostri mari fra le 500mila e un milione di tonnellate di attrezzi da pesca fantasma”, spiega Elettra Giampaoletti, Marine Officer di wwf Italia e responsabile del progetto Ghost Gear, attivo in Italia e in Croazia, che ha già permesso di mappare e recuperare decine di quintali di attrezzi abbandonati.
il progetto

Per contrastare le reti fantasma si sta sviluppando anche un nuovo progetto finanziato dall’Unione Europea e chiamato #NETTAG+, che ha l’obiettivo di sfruttare la tecnologia nella difesa dei mari. Speciali tag acustici vengono applicati alle reti e rilevati via GPS: una volta identificate le reti perdute, si passa alle operazioni di recupero guidate dai pescatori. In questo modo si chiude il cerchio sui rifiuti marini e i pescatori stessi assumono un importante ruolo di tutela del mare. Nel frattempo, ciascuno può fare la propria parte. Il wwf invita pescatori, subacquei, cittadini e operatori del mare a contribuire alla lotta contro le reti fantasma scaricando l’app wwf Ghost Net Zero, che permette di segnalare la presenza di attrezzi dispersi in totale sicurezza. “Il progetto di recupero dell’Arma continua: dopo l’intervento di Genova si è sparsa la voce e abbiamo ricevuto nuove denunce”, spiega il Colonnello Sighinolfi, che invita i cittadini a segnalare la presenza di reti. Un’iniziativa che mira ad accrescere la consapevolezza sui rifiuti dimenticati e a compiere un gesto d’amore per i nostri mari.

